Quando si parla di bullismo, si intendono tutte quelle azioni oppressive e vessatorie reiterate nel tempo, sia a livello psicologico che fisico, messe in atto da parte di un bambino/adolescente o da parte di un gruppo, nei confronti di un altro bambino/adolescente più debole e incapace di difendersi.

Per definirsi bullismo, non si fa riferimento ad un singolo atto, ma a una serie di comportamenti portati avanti ripetutamente dal bullo verso la vittima.

Il termine si riferisce al fenomeno nel suo complesso e include sia le azioni del bullo, sia quelle della vittima e sia quelle chi osserva.

Si può fare una distinzione tra bullismo diretto che si attua attraverso attacchi espliciti, sia di natura fisica che psicologica, nei confronti della vittima, e bullismo indiretto che si verifica quando la vittima viene danneggiata nelle relazioni sociali ed amicali attraverso l’isolamento, l’esclusione dal gruppo di pari, pettegolezzi e calunnie.

Vi è poi il cyberbullismo quando tutte quelle azioni sopra riportate si manifestano attraverso i canali social, via posta elettronica usando internet.

Bisogna poi distinguere dal bullismo gli scherzi, che hanno come intento il divertimento comune senza ferire l’altro, e il conflitto che è un litigio episodico tra coetanei che può accadere a chiunque.

Le caratteristiche che descrivono il bullismo sono:

  • i protagonisti sono sempre bambini o ragazzi in età scolare, che condividono lo stesso ambiente, generalmente la scuola;

  • vi è intenzionalità negli atti di prepotenza, nelle molestie o nelle aggressioni col fine di provocare un danno alla vittima o per divertimento;

  • le azioni sono ripetute nel tempo, per giorni, mesi o anni;

  • vi è uno squilibrio nella relazione tra bullo e vittima in ragione di forza fisica, età, di genere, di popolarità del bullo rispetto ai coetanei;

  • chi subisce non si riesce a difendere, è isolata ed ha paura di parlare denunciando la sua situazione perchè teme ulteriori violenze e vendette.

Subire atti di bullismo in età scolare, oltre ad arrecare traumi al momento del fatto, accresce il rischio di sviluppare diversi tipi di disturbi anche negli anni successivi e fino all’età adulta.

In particolare le vittime di bullismo possono presentare disturbi d’ansia, attacchi di panico, dipendenze, depressioni, psicosi, ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dove non vi è la possibilità di andar via e di trovare aiuto in caso di necessità. Per chi ha ricoperto il ruolo di bullo potrebbe esserci il rischio di sviluppare comportamenti antisociali e aggressivi, ed infine, gli osservatori possono sviluppare paura, ansia sociale, indifferenza e scarsa empatia.

Il fenomeno può essere contrastato attraverso la prevenzione sia in famiglia che nell’ambiente scolastico attraverso la promozione di un clima di cooperazione, rispetto ed empatia reciproca che possa troncare sul nascere questo tipo di atteggiamento, e, qualora si presentasse il problema, imparare a riconoscere eventuali segnali di bullismo non sottovalutando le conseguenti manifestazioni di disagio da parte di bambini/ragazzini vittimizzati.

Inoltre è fondamentale instaurare dei buoni canali di comunicazione tra famiglia e scuola (ambiente dove si verificano la maggior parte degli episodi di bullismo in quanto uno dei primi ambienti di socializzazione).

E’ quindi molto importante non ignorare i campanelli di allarme e agire con tempestività perchè, come si è letto, le conseguenze a livello psicologico e comportamentale possono essere gravi per tutti i protagonisti della vicenda, dalla vittima al bullo fino agli osservatori.

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